Solvere P.A. · Tariffe e regolazione rifiuti
Nel 2026 la TARI può aumentare — secondo le prime stime, fino a circa il 9% — per effetto del nuovo Metodo Tariffario Rifiuti di ARERA, l’MTR-3, che governa le tariffe del quadriennio 2026-2029. Ma l’aumento non è uguale ovunque: dipende dal Piano Economico-Finanziario (PEF) validato dall’Ente d’ambito e dalla struttura dei costi del singolo territorio. Ecco perché aumenta, di quanto, e cosa possono fare Comuni ed Enti per contenerlo.
Perché la TARI aumenta nel 2026
La TARI copre integralmente il costo del servizio di gestione dei rifiuti urbani: se crescono i costi riconosciuti, cresce la tariffa. Nel passaggio al 2026 diversi fattori spingono verso l’alto il PEF, come sintetizza lo schema seguente.

Pesano soprattutto l’inflazione sui costi del lavoro (rinnovi dei CCNL), dell’energia e dei carburanti degli anni 2022-2024, ora riconosciuti in tariffa; i conguagli delle poste degli esercizi precedenti; i costi dei nuovi obblighi di qualità del servizio (TQRIF); gli investimenti in impianti, mezzi e raccolta differenziata richiesti dagli obiettivi europei; e la dinamica dei ricavi da corrispettivi EPR e vendita di materiali, che quando calano lasciano scoperta una quota maggiore da coprire con la tariffa.
Di quanto aumenta: il limite alla crescita del metodo
L’aumento non è illimitato. L’MTR-3 fissa un limite alla crescita annuale delle entrate tariffarie: la tariffa complessiva del servizio non può crescere oltre un tetto determinato dai parametri del metodo (recupero di produttività atteso, obiettivi di qualità e miglioramento, coefficiente legato al contesto). Le prime letture del nuovo metodo indicano incrementi che, nei casi più esposti, possono avvicinarsi al 9% su base annua; in molti territori, tuttavia, l’aumento effettivo è inferiore, e in alcuni Comuni virtuosi la tariffa resta stabile. La forbice dipende dai costi effettivamente riconosciuti e dalla loro corretta rappresentazione nel PEF.
Cosa cambia con l’MTR-3 (delibera 397/2025)
Con la deliberazione 397/2025/R/rif, ARERA ha approvato il Metodo Tariffario Rifiuti per il terzo periodo regolatorio (2026-2029), dando continuità all’impianto dei periodi precedenti ma aggiornando i parametri di riconoscimento dei costi e i meccanismi di aggiornamento. Il metodo distingue i costi operativi e di capitale riconoscibili, applica limiti e coefficienti alla loro crescita, e rimette all’Ente territorialmente competente la validazione del PEF predisposto dai gestori. Chi vuole approfondire i meccanismi trova il quadro completo nella nostra guida all’MTR-3 e ai PEF 2026-2029.
Perché in un Comune aumenta più che in un altro
La stessa cornice regolatoria produce esiti molto diversi da territorio a territorio. Incidono la struttura dei costi locali (distanze dagli impianti, costo del conferimento, organizzazione della raccolta), la performance di raccolta differenziata e i relativi ricavi, l’entità dei conguagli pregressi, gli investimenti programmati e — non da ultimo — la qualità della predisposizione e della validazione del PEF. Un piano costruito bene, che espone solo i costi efficienti e correttamente riconoscibili e che gestisce i conguagli in modo trasparente, evita aumenti non giustificati; un piano impreciso rischia di far pagare ai cittadini costi che non sarebbero dovuti, o di esporre l’ente a rilievi.
Cosa può fare il Comune (e l’Ente d’ambito)
L’aumento della TARI non è un destino: dipende in misura rilevante dalla qualità del lavoro sul PEF. Le leve principali:
- Predisporre e validare un PEF rigoroso, che riconosca solo i costi efficienti e conformi al metodo, isolando le poste escluse;
- Verificare i conguagli e la loro corretta distribuzione nel tempo, evitando picchi tariffari ingiustificati;
- Controllare l’applicazione dei fattori di sharing dei ricavi, dei limiti alla crescita e dei coefficienti del metodo;
- Efficientare il servizio e migliorare la raccolta differenziata, aumentando i ricavi da materiali ed EPR;
- Motivare gli scostamenti e documentare le grandezze, a tutela dell’ente in sede di controllo.
Agevolazioni: bonus sociale rifiuti e riduzioni
Per i nuclei familiari in condizioni economiche disagiate è previsto un bonus sociale rifiuti, riconosciuto sulla base dell’ISEE entro le soglie stabilite, con uno sconto sulla TARI. A questo si affiancano le riduzioni e le esenzioni previste dal regolamento comunale (utenze non stabilmente occupate, compostaggio domestico, distanza dal punto di raccolta, e altri casi). Conviene verificare presso il proprio Comune i requisiti e le modalità di richiesta.
Il ruolo di Solvere P.A.
Solvere P.A. affianca Comuni ed Enti territorialmente competenti nella predisposizione e nella validazione dei PEF secondo l’MTR-3: verifichiamo che in tariffa entrino solo i costi efficienti e correttamente riconoscibili, gestiamo i conguagli, controlliamo l’applicazione dei limiti e dei coefficienti del metodo. Lo facciamo dal punto di vista di chi valida i piani: abbiamo supportato 9 EGATO e oltre 100 Enti territorialmente competenti, con oltre 1 miliardo di euro di entrate tariffarie approvate. È il modo per garantire ai cittadini una tariffa giusta e all’ente un piano che regge il controllo.
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Salve,ammesso l’aumento massimo Tari del 9%,mi chiedo come si possa diversificare in base al numero dei componenti aumenti che vanno dal meno 3% con una persona,al piu 34% con nucleo di 6 persone,la differenza tariffaria non era gia in atto in base a detti criteri?Grazie