SEPARAZIONE CONTABILE · RIFIUTI · FILIERE EPR
Fra tutte le righe degli schemi di rendicontazione separata, quella sui corrispettivi riconosciuti dai sistemi collettivi di compliance agli obblighi di responsabilità estesa del produttore è la più sottovalutata e la più esposta. Sottovalutata perché è un ricavo, e l’attenzione dei gestori si concentra sui costi; esposta perché quel ricavo riduce le entrate tariffarie riconosciute, perché va disaggregato per singola filiera con un livello di dettaglio che quasi nessuna contabilità generale produce spontaneamente, e perché lo stesso dato alimenta contemporaneamente tre istruttorie diverse.
Che cosa chiede esattamente lo schema
L’Allegato 1 alla determinazione 1/DAGO/2026 dedica, all’interno dello schema per componente tariffaria, una sezione specifica alla disaggregazione di ricavi e costi operativi delle frazioni merceologiche soggette agli obblighi EPR. La granularità richiesta è per singola filiera — plastica, vetro, carta — e comprende l’eventuale quota derivante dal flusso multimateriale. All’interno di ciascuna filiera va poi operata una seconda distinzione, che è quella economicamente decisiva: fra i ricavi conseguiti a fronte del conferimento ai sistemi di compliance e quelli realizzati fuori dai sistemi, cioè attraverso la cessione diretta sul mercato del recupero.
Che questa articolazione sia un punto di attenzione dell’Autorità lo conferma il percorso normativo: la disaggregazione delle poste EPR per singola filiera è fra le modifiche che la deliberazione 291/2026/R/rif ha introdotto nel TIUC a valle del confronto con gli operatori. Non è un dettaglio ereditato dagli altri settori regolati: è una scelta costruita sul ciclo dei rifiuti.

Perché è un ricavo che pesa sulla tariffa
Nel metodo tariffario i corrispettivi riconosciuti dai sistemi collettivi non sono un provento accessorio del gestore: concorrono alla componente di ricavo ARsc,a e operano in riduzione delle entrate tariffarie riconosciute per l’ambito. La conseguenza è immediata e va enunciata senza giri di parole: ogni euro di corrispettivo EPR correttamente rilevato e attribuito è un euro che non viene chiesto alle utenze. Simmetricamente, ogni euro non rilevato, attribuito all’ambito sbagliato o collocato fuori dal perimetro tariffato è un euro che le utenze pagano due volte — una in tariffa e una, implicitamente, sotto forma di beneficio trattenuto altrove.
È esattamente il tipo di posta su cui un Ente territorialmente competente attrezzato concentra l’istruttoria, perché è verificabile dall’esterno: i quantitativi conferiti ai sistemi collettivi e i corrispettivi unitari applicati sono documentati da fonti che non dipendono dalla contabilità del gestore. La rendicontazione separata, rendendo esplicita la disaggregazione per filiera, trasforma quel controllo da ricostruzione faticosa a riscontro diretto.
I quattro punti dove la rendicontazione si rompe
Il multimateriale. È il problema tecnicamente più serio. Un flusso congiunto genera un corrispettivo unitario riferito al flusso, non alle sue componenti; lo schema chiede però la quota per filiera. La ripartizione va fondata sulle analisi merceologiche del flusso, con una metodologia dichiarata, una periodicità definita e una numerosità campionaria difendibile. La scorciatoia — ripartire per percentuali storiche o per medie di settore — produce un dato che non regge il primo controllo incrociato con i quantitativi certificati dai sistemi collettivi.
I ricavi fuori dai sistemi. La cessione diretta sul mercato è legittima e in certe fasi più remunerativa, ma segue una dinamica di prezzo diversa da quella dei corrispettivi convenzionati. Tenere le due grandezze indistinte significa perdere la possibilità di spiegare gli scostamenti fra annualità: un calo dei ricavi da filiera può dipendere dal mercato delle materie prime seconde, dalla qualità del materiale o da una scelta gestionale di canale, e sono tre spiegazioni con conseguenze regolatorie molto diverse.
La qualità del materiale. I corrispettivi dei sistemi collettivi sono tipicamente modulati per fasce di qualità in funzione del tenore di frazione estranea. Ne segue che il ricavo EPR non è una funzione lineare delle quantità raccolte: dipende da come si raccoglie. Un gestore che migliora la qualità del conferito vede crescere il corrispettivo a parità di tonnellate, e viceversa. Questa è la ragione per cui la rendicontazione EPR non può essere disgiunta dalla rilevazione della frazione estranea.
La competenza temporale. Conguagli, rettifiche e riconoscimenti tardivi dei sistemi collettivi cadono frequentemente in esercizi diversi da quello di conferimento. Il conto separato segue la competenza civilistica, ma l’istruttoria tariffaria ragiona per annualità di riferimento: la riconciliazione fra le due letture va predisposta, perché è la prima domanda che arriva.
Il dato che alimenta tre istruttorie
È il punto che raccomandiamo di tenere presente più di ogni altro. Le medesime grandezze — quantitativi per filiera, qualità del conferito, corrispettivi riconosciuti — confluiscono in tre procedimenti distinti e non comunicanti fra loro. Nel conto annuale separato, come disaggregazione per filiera soggetta a revisione contabile. Nella determinazione tariffaria, come componente di ricavo che abbatte le entrate riconosciute. E nella regolazione della qualità tecnica, dove il macro-indicatore R1 introdotto dalla deliberazione 374/2025/R/rif misura proprio l’efficacia dell’avvio a riciclaggio dei rifiuti di imballaggio, mentre R2 presidia la frazione organica.
Tre istruttorie, un solo dato di partenza. Se le tre rappresentazioni non coincidono — e non coincidono quasi mai, quando sono prodotte da funzioni aziendali diverse in momenti diversi — l’incoerenza non resta nascosta: emerge nel confronto incrociato, che è esattamente ciò che la nuova architettura regolatoria mette l’Autorità e gli Enti territorialmente competenti in condizione di fare. La raccomandazione operativa è di costruire un’unica base dati delle filiere EPR, alimentata una volta e letta tre volte, anziché tre rappresentazioni costruite separatamente e riconciliate a posteriori. Sul versante ambientale della qualità tecnica abbiamo trattato l’indicatore di prossima applicazione nell’analisi sul macro-indicatore R3 e il DCO 273/2026.
Per il quadro complessivo dell’adempimento si vedano gli schemi della determinazione 1/DAGO/2026 e la guida operativa all’Allegato 1; sulla scelta dei criteri di allocazione, l’analisi dei driver di ribaltamento; sugli obblighi di certificazione, il pezzo sui conti annuali separati e il revisore legale. Sul rapporto fra raccolta differenziata, mercato del recupero e assetti di settore, l’approfondimento sul market design del settore rifiuti.
Per tenere sotto controllo la sequenza degli adempimenti abbiamo predisposto una checklist scaricabile degli adempimenti 2026-2028: le tre fasi della disciplina, le scadenze ravvicinate e i venti controlli operativi su perimetro, driver, contabilità analitica, certificazione e raccordo con la tariffa.
Lo schema per componente tariffaria dell’Allegato 1 alla determinazione 1/DAGO/2026 richiede la disaggregazione di ricavi e costi operativi delle frazioni soggette agli obblighi EPR per singola filiera — plastica, vetro, carta — inclusa la quota proveniente dal flusso multimateriale, distinguendo i ricavi da conferimento ai sistemi di compliance da quelli realizzati fuori dai sistemi.
Sì. Concorrono alla componente di ricavo AR(sc,a) e operano in riduzione delle entrate tariffarie riconosciute per l’ambito: ogni euro di corrispettivo correttamente rilevato e attribuito è un euro che non viene richiesto alle utenze. Per questo la corretta attribuzione per ambito e per filiera è uno dei punti su cui si concentra l’istruttoria dell’Ente territorialmente competente.
Attraverso le analisi merceologiche del flusso, con metodologia dichiarata, periodicità definita e numerosità campionaria difendibile. Ripartire per percentuali storiche o medie di settore produce un dato che non regge il controllo incrociato con i quantitativi certificati dai sistemi collettivi.
Perché le stesse grandezze alimentano tre procedimenti distinti: la disaggregazione per filiera nel conto annuale separato, la componente di ricavo nella determinazione tariffaria e il macro-indicatore R1 introdotto dalla deliberazione 374/2025/R/rif, che misura l’efficacia dell’avvio a riciclaggio dei rifiuti di imballaggio. Se le tre rappresentazioni divergono, l’incoerenza emerge nel confronto incrociato.
Riferimenti: determinazione 4 agosto 2026, n. 1/DAGO/2026 e Allegato 1 (schemi specifici tipo di rendicontazione annuale separata, sezione di disaggregazione delle filiere EPR); deliberazione 30 luglio 2026, 291/2026/R/rif (disaggregazione delle poste EPR per singola filiera fra le modifiche al TIUC); deliberazione 29 luglio 2025, 373/2025/R/rif e Allegato A (TIUC, Titolo VIII); deliberazione 5 agosto 2025, 397/2025/R/rif (MTR-3) per le componenti di ricavo; deliberazione 29 luglio 2025, 374/2025/R/rif (RQTR) per i macro-indicatori R1 e R2. Le modalità di determinazione dei corrispettivi riconosciuti dai sistemi collettivi restano disciplinate dagli accordi di filiera pro tempore vigenti, da verificare nella versione applicabile all’annualità di riferimento.
