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Affidamento della gestione degli impianti sportivi comunali: la verifica di rilevanza economica

Affidamento della gestione degli impianti sportivi comunali: la verifica di rilevanza economica — Solvere P.A.

Solvere P.A. · Enti e affidamenti

Prima di decidere come affidare la gestione di un impianto sportivo comunale, l’ente deve rispondere a una domanda che condiziona tutto il resto: l’impianto ha rilevanza economica? Da questa qualificazione — un giudizio prima economico che giuridico — dipende il percorso legittimo di affidamento, i soggetti a cui rivolgersi e gli strumenti da predisporre. Sbagliare la qualificazione a monte significa esporre l’intera procedura a contestazione. Vediamo come si effettua la verifica e dove porta.

La domanda che viene prima di tutto: l’impianto ha rilevanza economica?

Un impianto sportivo comunale è un bene patrimoniale indisponibile destinato a pubblico servizio. Il modo in cui lo si affida non è però uguale per tutti: la legge distingue tra impianti dotati di rilevanza economica e impianti che ne sono privi, e a ciascuna categoria associa un regime diverso. La rilevanza economica non è un’etichetta formale, ma il risultato di una valutazione: un impianto ha rilevanza economica quando la sua gestione può, strutturalmente, coprire i costi con i ricavi di mercato ed essere condotta in equilibrio; ne è privo quando è strutturalmente antieconomico e il mercato non è interessato a gestirlo a quelle condizioni. È l’ente titolare a dover effettuare questa qualificazione, caso per caso.

Come si verifica la rilevanza economica

La verifica non è predeterminata dalla legge: si conduce con una valutazione motivata, ancorata a indici concreti che, letti insieme, dicono se l’impianto è o meno remunerativo.

Gli indici della verifica di rilevanza economica di un impianto sportivo comunale
  • Dimensioni e tipologia dell’impianto (monovalente o polivalente), che ne determinano scala e complessità;
  • Oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria e costi di gestione;
  • Regime tariffario applicabile e capacità delle tariffe di coprire i costi;
  • Attività accessorie praticabili — wellness, ristorazione, sponsorizzazioni — che generano ricavi oltre l’attività sportiva;
  • Bacino d’utenza e propensione al consumo del territorio;
  • Sostenibilità dei ricavi, cioè la possibilità concreta di gestire in equilibrio e di remunerare il capitale.

La qualificazione che ne discende va documentata: è un atto di istruttoria, non una presa d’atto. Ed è, a ben vedere, un’analisi economico-finanziaria prima ancora che giuridica — la ragione per cui conviene affrontarla con gli strumenti giusti.

Impianto privo di rilevanza economica: il percorso

Quando l’impianto non ha rilevanza economica, si applica un regime speciale, al di fuori dell’impianto tipico del Codice dei contratti ma nel rispetto dei principi di economicità, trasparenza, imparzialità e parità di trattamento. È il terreno storicamente presidiato dall’art. 90, comma 25, della legge 289/2002, che accorda una preferenza — non un’esclusiva — alle società e associazioni sportive dilettantistiche, agli enti di promozione sportiva, alle discipline sportive associate e alle federazioni sportive nazionali. L’affidamento avviene tipicamente mediante procedura ad evidenza pubblica e convenzione, che disciplina l’uso dell’impianto e i reciproci obblighi. La riforma dello sport (D.Lgs. 36/2021 e D.Lgs. 38/2021) è intervenuta a ridefinire il quadro, ma la logica di fondo resta: per l’impianto non remunerativo il baricentro è la valorizzazione sociale e associativa, non la concorrenza di mercato.

Impianto di rilevanza economica: il percorso

Quando invece l’impianto è remunerativo, l’affidamento entra nel campo dei servizi economici e cambia strumento.

Il bivio giuridico dell'affidamento dell'impianto sportivo secondo la rilevanza economica

Lo schema tipico è la concessione di servizi disciplinata dal Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023): al concessionario è trasferito il rischio operativo (art. 177), l’affidamento avviene con gara e la sostenibilità dell’operazione va quantificata con un piano economico-finanziario. In alternativa, e in coerenza con la disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica (TUSPL, D.Lgs. 201/2022), l’ente può ricorrere ai modelli dell’affidamento in house, della società mista o del mercato, ciascuno con i propri presupposti e oneri di motivazione. In ogni caso, la rilevanza economica porta con sé un vincolo: dimostrare, numeri alla mano, che la gestione regge.

Il PEF è il cuore dell’impianto a rilevanza economica

Nella concessione di un impianto remunerativo, il piano economico-finanziario non è un allegato ma il fulcro: è ciò che dimostra l’equilibrio dell’operazione, misura il trasferimento del rischio operativo e ne prova la bancabilità. Gli strumenti sono gli stessi che governano ogni affidamento a rilevanza economica — il valore attuale netto, il tasso interno di rendimento, il DSCR, il valore residuo degli investimenti — e la logica è quella che approfondiamo nell’articolo sull’equilibrio economico-finanziario della concessione e nella guida al PEFA. La competenza economico-finanziaria, qui, non è un accessorio della procedura: è ciò che la rende legittima e sostenibile.

Perché la qualificazione va motivata bene

Il punto delicato è che la scelta del percorso discende interamente dalla qualificazione iniziale. Trattare come privo di rilevanza economica un impianto che invece la ha significa sottrarlo indebitamente alle regole della concorrenza; qualificarlo come remunerativo quando non lo è significa costruire una concessione che nessun operatore assumerà in equilibrio. In entrambi i casi il rischio è il contenzioso e l’affidamento illegittimo. Una verifica di rilevanza economica condotta con metodo — e documentata — è la migliore assicurazione dell’ente.

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